AUTOTRAPIANTO

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Autotrapianto

Cos’è l’autotrapianto di capelli vivi
Caratteristiche tecniche
Le fasi dell’intervento
Qualche cenno storico

Cos’è l’autotrapianto di capelli vivi

Inventato negli Stati Uniti dal prof. Norman Orentreich nel 1953, l’autotrapianto di capelli vivi è una tecnica di infoltimento del cuoio capelluto che prevede il trasferimento di propri capelli vivi che, per tale motivo, garantiscono un normale ciclo di crescita. I capelli, con i relativi bulbi, vengono prelevati dopo averli accuratamente scelti dalle regioni posteriori e laterali del capo del paziente, al fine di evitare il rigetto e assicurare la ricrescita nelle zone dove sono impiantati.

L'autotrapianto si distingue dunque da quegli interventi che escludono la ricrescita del capello, come l’innesto di capelli sintetici creati in laboratorio, o l'innesto di capelli umani devitalizzati, propri o di un donatore, recisi e trattati.

L'autotrapianto di capelli vivi non è adatto a tutti. Può essere perfino sconsigliato nei seguenti casi:
il cuoio capelluto è affetto da alcune gravi patologie, come l’alopecia cicatriziale, areata, lichen, lupus
la zona donatrice è povera di capelli
le condizioni del paziente non sono compatibili con il tipo di intervento o comprendono problemi di coagulazione sanguinea.
Caratteristiche tecniche

Presso il Centro Baldhouse la progettazione dell’intervento è rigorosamente personalizzata e condotta tenendo conto delle esigenze estetiche del paziente. Non tutti i pazienti hanno infatti lo stesso obiettivo: per alcuni questo potrà essere il rinfoltimento, per altri la copertura completa dell’area di calvizie, per altri ancora, il ripristino della regione anteriore. Il paziente viene informato di tutte le possibili varianti estetiche anche attraverso il disegno preoperatorio delle zone dove saranno trapiantati i capelli, realizzato in collaborazione con il chirurgo.

A chi abbia deciso di sottoporsi a un trapianto chirurgico, è richiesto anzitutto di presentare degli esami specifici, quali l’esame del sangue e l’elettrocardiogramma. L’intervento è effettuato in una situazione di anestesia locale, che permette di non sentire alcun tipo di dolore rimanendo coscienti. Nei casi di pazienti particolarmente emotivi si può procedere con una sedazione particolarmente profonda, che genera un torpore nell’individuo ed evita il ricorso a un’anestesia generale. L’alta professionalità degli interventi ha ridotto attualmente le sedute a una o due, secondo la gravità dei casi di calvizie da affrontare.

Non è inoltre mai pervenuta notizia di effetti collaterali. Le probabilità di infezione vengono evitate grazie all’uso di strumenti sterili e usa-e-getta, mentre il timore del rigetto è del tutto infondato in quanto, contrariamente a qualsiasi altro innesto, anche di capelli vivi di donatori consanguinei, il patrimonio genetico del paziente “riconosce” i propri capelli eliminando la ragione di un rigetto.
Le fasi dell’intervento

Il prelievo.
Evitare lo spreco di innesti significa assicurare al trapianto la massima resa possibile in termini di numero di capelli. Il prelievo consiste nell’asportazione di una sottile striscia di cuoio capelluto dalla regione occipitale, sopra la nuca, dove i capelli non cadono mai. La zona del prelievo viene poi suturata. La sottilissima cicatrice residua, nascosta tra i capelli, è già pressoché invisibile subito dopo l’intervento. Questa fase dura circa 15-20 minuti.

Lo slivering.
La striscia di cuoio capelluto prelevata viene suddivisa in tante "fettine" sottilissime (slivering). Per non danneggiare i bulbi, molto delicati, il taglio si esegue attraverso l’ausilio di microscopi all’avanguardia, specifici per questi tipi d’intervento. Le “fettine” vengono ulteriormente divise in porzioni contenenti al massimo tre capelli. Gli innesti ricavati corrispondono alla naturale disposizione dei capelli sul cuoio capelluto, che sono infatti organizzati in follicoli di 1-3 capelli.

La preparazione delle unità follicolari.
Gli innesti follicolari devono avere dimensioni molto precise in base alle esigenze personalizzate del singolo caso. Il selezionamento delle microstrisce viene eseguito in transilluminazione. Questo approccio permette di ottenere innesti molto ridotti, quasi privi di epidermide, da trapiantare in incisioni sottili per ottenere una densità molto alta e una più elevata percentuale di attecchimento.

Le microincisioni.
I microinnesti di capelli, opportunamente preparati, vengono inseriti in piccolissime incisioni, effettuate sul cuoio capelluto con delicate lame che vengono impiegate anche per la chirurgia corneale. Si tratta di una fase chiave dell’intervento: in questo momento, infatti, viene stabilita la densità necessaria di ciascuna area, l’inclinazione del capello e la dimensione delle microincisioni in rapporto al tipo di innesto che sarà poi posizionato al loro interno. Perché la scomparsa dei piccoli segni post-operatori si riduca a pochi giorni, è richiesta una perfetta congruenza tra la lama e la dimensione degli innesti, congruenza garantita dalle lame corneali Sharpoint, molto più piccole e sottili di una normale lama da bisturi.

L’impianto.
Le unità follicolari composte da un solo capello vengono posizionate preferibilmente nella linea anteriore della fronte per dare un spetto naturale e “non operato”. Le unità composte da 2 o 3 capelli fanno da contorno o vengono trapiantate nelle altre aree da infoltire. Il posizionamento degli innesti avviene con lo strumento e la tecnica microchirurgica. La precisione in questa fase ci consente di ottenere una percentuale di crescita dei capelli trasferiti vicina al 100%.

La fase di impianto e il posizionamento degli innesti richiede infatti abilità, ritmo e concentrazione. Solo il continuo allenamento ha permesso all’&eacutequipe di Baldhouse di aumentare il numero di capelli trapiantati in una singola sessione. Sempre più frequentemente vengono eseguiti trapianti ad alta densità, con trasferimento di 4000-5000 capelli. Spesso è però sufficiente trapiantare 2500-3000 capelli per ottenere un ottimo risultato. E’ possibile perciò proporre al paziente una o più sessioni, secondo la necessità, con una pianificazione strettamente personalizzata del trattamento volto a ottenere un risultato ottimale nel minore tempo possibile.

Il decorso post-operatorio.
Il centro Baldhouse garantisce al paziente il recupero più rapido possibile. La medicazione consiste in una sottile benda elastica simile a quella da tennista, per mantenere una compressione omogenea nella zona di prelievo per 12 ore. Grazie alla qualità dell’intervento, l’area trapiantata non necessità di alcuna copertura. Uno spray (grafcyte), che viene fornito al paziente, continua l’azione di idratazione nelle ore successive.

Attualmente la maggior parte dei pazienti può tranquillamente riprendere il lavoro dopo uno o due giorni, poiché non rimane traccia evidente dell’intervento. Nei calvi i minimi segni scompaiono in circa una settimana, ma fin dai primi giorni sono riconducibili a quelli di una comune dermatite. Già il giorno successivo all’intervento è possibile fare lo shampoo con un prodotto disinfettante, mentre in seguito è sufficiente che il prodotto sia di buona qualità.

Qualche cenno storico

Negli anni Settanta, a New York, il Dr. Orentreich eseguiva trapianti utilizzando isole di circa 4,5 mm di diametro, contenenti in media da 18 a 30 capelli. Benché il risultato estetico non fosse perfetto, la maggior parte degli americani sembrava soddisfatta dei nuovi capelli e preferiva un’attaccatura a ciuffetti, piuttosto che una vistosa stempiatura. Il problema del cosiddetto "effetto bambola" si doveva alle tecniche chirurgiche obsolete, che non permettevano di effettuare un trapianto se non con isole contenenti come minimo 15-20 capelli, e impiegando bisturi antiquati che obbligavano il chirurgo a un'incisione sia nella zona di prelievo che in quella d'impianto.

Oggi i risultati sono di totale e assoluta naturalezza: nelle zone infoltite non rimane traccia di cicatrici, mentre nelle zone di donazione, che andranno comunque coperte dai capelli, i segni sono praticamente invisibili grazie a tecniche innovative di sutura.

Negli anni Ottanta, qualche specialista pensò di utilizzare isole più piccole, allo scopo di minimizzare il famoso "effetto bambola". Ma è solo agli inizi degli anni Novanta che l'impiego di isole molto piccole è stato adottato dalla maggior parte dei medici che effettuano autotrapianti. Secondo la classificazione più corrente, le isole standard, o macro-isole, sono quelle di almeno 2 o più millimetri di diametro, le mini-isole sono inferiori a 2 mm, mentre le micro-isole sono definite dal numero di capelli che contengono (di solito da 1 a 3).

L'adozione di questa nuova tecnica ha effettivamente favorito la possibilità di ricostruire la linea fronto-temporale in modo del tutto naturale. Dopo un iniziale entusiasmo è stata invece abbandonata la tendenza a impiegare soltanto micro-isole di 1 capello poiché incapaci di coprire zone estese di calvizie. In effetti un buon specialista in autotrapianti deve sapere usare anche isole più grandi, proprio per ottenere un maggior numero di capelli e quindi una densità superiore.

Bisogna ricordare che il risultato della ricostruzione di un’attaccatura dipende da molti fattori: colore e calibro del capello, impiego e orientamento delle micro e mini-isole, esperienza e senso estetico dello specialista. In ogni caso è necessario, per correggere un diradamento fronto-temporale, ricorrere allo studio dell'immagine per poter tener conto nella progettazione della conformazione generale del viso, della forma della fronte, dell’età del paziente e della probabile evoluzione della sua calvizie
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